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    14 februari

    Cracovia (written by Bob)

     

    Citazione

    Cracovia: 11/13 Febbraio 2008

    CRACOVIA: UNA CITTA' STRA-AVANTI


    Un’altra vacanza, un’altra storia da raccontare. E questa fila via liscia senza imprevisti, con un lieto fine e tanta nostalgia. Lo scenario è sempre quello: voli scontati a 1cent con Ryanair, possibilità di scelta tra Oporto, Bratislava e Cracovia e scelta ricaduta su quest’ultima tra tanti punti di domanda; e la compagnia cambia ancora una volta: gli immancabili Jack e Bob, Canto con nostro dispiacere decide di non venire e la sorpresa è infatti rappresentata da Marco, che riesce a ritagliarsi qualche giorno tra le ore lavorative.

    Così si parte in fretta e furia, Canto ci accompagna puntualmente in aeroporto, giusto in tempo per rendersi conto che il volo è ritardato di quasi un’ora. Sembra che l’alone di sfiga, il più classico degli aloni di sfiga, stia cominciando a mettere a segno i suoi primi colpi per rovinarci la vacanza, ma ben presto ci renderemo conto che non è così. Grazie alla “priority” saliamo presto sull’aereo con Bob che si prende beffa di chi deve aspettare per salire (“Abbiamo la praioriti, praioriti!”) e Jack che constata un certo odore nell’aria (“Sensa udur de Campari”), emanato dal primo degli amici che incontreremo durante la vacanza, giustappunto il Campari. Saliamo sull’aereo e non troviamo posto per i bagagli perché una polacca non riesce a farci stare la sua valigietta lunga solo 2-3 metri; l’assistente di volo non contento ci invita a depositare tutti i bagagli, ma la mia reazione non tarda ad arrivare (“Lo faremmo volentieri, ma non è colpa nostra se il violino di quella occupa mezzo aereo..”). Finalmente si può partire, il volo procede perfetto e una volta arrivati un guidatore polacco ci aspetta per portarci nell’appartamento: questo si presenta molto grande e spazioso, a detta di qualcuno addirittura meglio di casa propria. La “piccola” viene sistemata e ci fiondiamo fuori per cenare e dare una prima occhiata al paese. Tutto era molto carino, la gente passeggiava comodamente lungo le strade indossando un vestiario che lasciava a desiderare, i kebab si succedevano uno dopo l’altro a distanza di 50m, i frequenti tram sviaggiavano senza preavviso rischiando simpaticamente di tirarci sotto ed il clima si faceva sempre più ghiacciato, giustificando il già citato ignobile modo di vestirsi. Dopo esserci fatti una prima idea del paese decidiamo di comprarci qualche pizza e calzone, andiamo nel supermercato sotto casa per rifornirci di pasta e altro cibo vario (dove incontriamo per la prima volta il nano-cassiere, che avrà un ruolo da protagonista la sera dopo), quindi saliamo a mangiare e passiamo qualche oretta con la “piccola”: dopo qualche oretta di gioco la magica Samp viene portata inaspettatamente in zona Uefa , i vicini ci vengono a suonare a più riprese ed infine verso le 3-4 possiamo andare a dormire, Jack sul letto singolo in cucina, Marco sulla sottospecie di divano-letto, Bob impeccabilmente nel letto matrimoniale.

    Il risveglio è stato a dir poco traumatico: la sveglia era fissata a ore 11 per poter andare a pagare l’appartamento, ma non avevamo fatto i conti con l’alba e gli orari lavorativi dei Cracoviani. Infatti la sfiga vuole che le nostre finestre non avevano tapparelle ed il sole, alla tenera ora delle 6, cominciava a fare capolino mandando 3 dei suoi raggi verso il nostro appartamento, ciascuno di esso dritto dritto sugli occhi di ognuno di noi. Dopo le prime bestemmie ci si riesce a riaddormentare, giusto in tempo per sentire rumori di trapano provenire a pochi passi da noi. Marco si alza incazzato rivolgendo urla disperate e incazzose verso i vicini, non capendo però che i rumori erano dati dai lavoratori che verso le 7-8 iniziavano a darsi da fare. In un modo o nell’altro ci si riesce ad addormentare e poi alzare ad un orario decente (da notare che non appena ci siamo alzati dal letto i lavoratori decidevano di smettere di fare bordello riportando tutto alla calma..) per andare fuori a visitare l’Università, dare un’occhiata alle polacche che scorrazzavano in giro e tornare a casa a mangiare. Si passa ancora qualche oretta con la piccola (la Samp inizia il campionato in modo pessimo nonostante i nuovi innesti, zero vittorie in quattri partite di campionato e turno di Uefa passato senza pochi problemi) per poi andare al castello che troviamo chiuso, quindi altri km macinati incessantemente tra negozietti e mercato ed infine arriva la genialata della vacanza: consiglio agli altri di andare al Rooster perché ne ho sentito parlare bene e le voci non erano sbagliate. Ci troviamo di fronte a cameriere vestite con vestiti corti ed attillati, con tettazze che spuntavano senza preavviso e culi che sbattevano a destra e sinistra! Le nostre facce erano alquanto incredule e i commenti si sprecavano, soprattutto quelli di Bob e Jack. Purtroppo abbiamo dovuto abbandonare il locale dopo sole 2 ore per andare alla scoperta di nuovi posti, come ad esempio il Kitsch, postaccio abbandonato di stampo mafioso (infatti a me piaceva), il locale sotto di esso, con musica tipo Conga, e altri sparsi per la via principale dove però non c’erano troppe persone. Ci si ferma quindi un po’ di tempo al Fusion (dopo aver assistito ad una vomitata in diretta) per poi andare al supermercato. Qui al momento di andare alla cassa troviamo il nano fermo immobile in pausa come se non volesse lavorare; ci indica spocchiosamente un cartello scritto in polacco, nel quale decifriamo che probabilmente dalle 23:50 alle 00:05 ha il diritto di prendersi una pausa. E allo stesso modo noi ci sentiamo in diritto di insultarlo: al momento di pagare Bob chiede “Quanto cazzo è il totale, coglione?” e una volta ricevuto il resto si sentono voci tipo “Grazie merda..”, “A presto minchione..” e simili. Cosi si riporta la Samp alla vittoria e si passa l’ultima notte in Polonia.

    Ultimo giorno, la notte stavolta è filata via liscia e dopo aver preparato la valigia ci si fionda fuori dall’appartamento per riconsegnare le chiavi. Quindi ci aspetta un pomeriggio lungo e freddo, durante il quale vengono fatte le foto con Lincoln (probabile attore cracoviano morto affogato, da quello che ci ha spiegato uno strano tizio), naso duro (testone gigante con nasone) e altri paesaggi. Tra una cazzata e l’altra trova spazio anche il momento del buon samaritaggio, ovvero una signora ci ferma e ci chiede soldi per il “children hospital”: senza farcelo ripetere due volte tiriamo fuori dal portafoglio tutti gli “scroti” che ci rimangono per fare una piccola offerta, che alla fine si rivelerà una vera e propria donazione tanto che abbiamo dato il via alla costruzione di un nuovo ospedale che avrà alcuni reparti dedicati a noi. O almeno così vogliamo credere. Si ritorna quindi al castello per visitarlo meglio incrociando ragazze che questa estate avremmo commentato con “dooft”, ma che in questo contesto erano “sio pou!”. Gli ultimi istanti li abbiamo passati in un bar molto carino, con cameriere abbastanza gnocche, com’è giusto che sia, e musica di nostro gradimento. L’ultimo ostacolo sembra essere la partenza, poiché una volta ritirate le valigie ci aspettavamo un taxi che ci avrebbe dovuto portare all’aeroporto, secondo gli accordi che avevamo preso, ma a quanto pare ci eravamo sbagliati; non erano passati neanche 30 secondi che la tipa degli appartamenti, vedendoci in difficoltà, si dà da fare per aiutarci e in men che non si dica un autista ci viene a prendere. Si arriva in aeroporto pronti per lasciare una Cracovia straorganizzata, ma lì ci aspetta una fila infinita, dove incontriamo “Faccia da tolla”, “Amarena dura”, “Coyote”, “Baffo duro”, “Vezza atletica” e parecchie altre persone..e giusto per lasciare un ultimo segno decido di comprare delle bottiglie di vodka per mio fratello, con Marco che viene a farmi compagnia; non faccio in tempo a pagare che alle mie spalle sento un “Vaffanculo” e voltandomi lo vedo accovacciato a raccogliere file di cioccolati che con tanta classe era riuscito a buttare a terra sotto gli occhi di tutti. Il volo di ritorno va anch’esso alla grande, dove si registra lo scherzo di Bob alla hostess (“Scusi, questo è il volo per Parigi?” – “No, va a Milano” – “Ah..eh va bene lo stesso!”) e le maschere create da Jack e Marco con i tovaglioli per ammazzare il tempo (da registrare le seguenti: “Baffo duro” ispirata da Baffo duro seduto accanto, “Faccia da culo” e “Artista francese”), poi regalate alle hostess.

    Una volta toccata terra si ritorna alla vita normale, si ripensa ai momenti passati e rimane come sempre l’amaro in bocca. C’è già tanta voglia di ripartire tutti quanti, divertirsi ancora con la speranza di ripetere momenti così belli e scattare ancora tante altre fotografie. Con la consapevolezza che le migliori sono già inserite nel nostro album dei ricordi.